Il rischio di caduta dall’alto è il fattore che presenta la maggior incidenza quanto a frequenza di casi d’inabilità permanente e di casi mortali soprattutto nel mondo dell’edilizia ed in particolar modo durante interventi successivi all’esecuzione degli edifici.
Le coperture dei fabbricati civili e non, oltre ai casi particolari di smontaggio per l’esecuzione di nuovi strati impermeabilizzanti o isolanti, comunque configurabili come interventi di manutenzione straordinaria in genere, necessitano continuamente di manutenzioni, ispezioni o semplicemente di pulizia, richiamando figure professionali ben diversificate (dal muratore all’antennista…) troppo spesso così abituate ad intervenire sulle coperture, da non prestare più attenzione a quello che ormai è per loro un’abitudine: e proprio quando un problema viene sottovalutato, il livello di attenzione si abbassa ed il rischio aumenta.
Non esistono coperture sicure, né porzioni di copertura più sicure delle altre: l’operatore può cadere inciampando, scivolando o semplicemente perdendo l’equilibrio.
Nel caso di vecchie coperture in cattivo stato di conservazione o in presenza di elementi non portanti, si può assistere a cadute dovute allo sfondamento delle coperture stesse. E in ogni caso resta sempre il fatto che il perimetro del tetto si trova ad altezze certe volte molto importanti rispetto al livello del piano campagna.
LAVORI IN QUOTA Attività lavorative che espongono i lavoratori al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 m rispetto ad un piano stabile (art. 34.1.c-bis del d.lgs. 626/94 così come modificato dall’art. 4 del d.lgs. 235/03).
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